09/feb/2009

RICORDANDO ELUANA...

Il senso di responsabilità stravolto da insulti e falsi pudori...Resto basito difronte a tanta crudeltà! In casi come questi non esistono colori politici da condividere, non esistono posizioni da assumere! C'è, di contro, un vita che karmikamente si è trovata a lottare con la propria realtà e verso cui nessuno poteva permettersi arrogantemente di decidere se farla vivere o morire. Chi siamo per determinare la morte di una persona qualunque sia lo stato di vita in cui si trova! Ciò che più d'ogni altra cosa mi spaventa è il grado di arroganza che aleggia nell'epoca di mappo. Esiste, tuttavia, la legge della non casualità: Nulla è un caso e ad ogni causa corrisponde un effetto la cui manifestazione può essere simultanea o latente, ma mai evitata. Eluana è stata sicuramente un motivo di riflessione per tutti: Osserviamoci dentro, chiediamoci:" Sono davvero tollerante e grato alla vita?"Che tu possa al più presto prender nuova forma e che la vita ti regali il meglio di quel che offre. La vita non ha limiti, non inizia e non finisce...non sarebbe vita! Assurda l'idea di dover decidere se alimentare o no un essere vivente al di là del proprio aspetto esteriore. La superficialità che trapela da questa storia fa si che ancora una volta NULLA SIA PER CASO!Buona fortuna Eluana...
Remo Bevilacqua

22/dic/2008

PAPA: NO AL CAMBIO DI SESSO

A proposito dell'ultima presa di posizione del Papa, ritengo che non può continuare a scagliarsi contro in questo "barbaro" modo. A mio avviso, non ha ragione di esistere il peccato, nè il senso di colpa in merito a qualunque cosa, figurarsi riguardo alla LIBERTA' INVIOLABILE di ognuno. Sul tema CAMBIO DI SESSO, sono convinto del fatto che nessuno dovrebbe permettersi di prendere posizioni tali che inducano colui o colei che decide di cambiare sesso a sentirsi, in parte, estromesso dalla società. Siamo ancora a questi livelli?! Finchè possediamo la capacità di intendere e volere, siamo LIBERI di vivere la nostra vita secondo i nostri canoni di felicità; in questo caso non dimentichiamo che si tratta di VIVERE LA PROPRIA IDENTITA' che, di certo, non può esser decisa da qualcun altro. Per quanto riguarda, invece, le prese di posizione credo sia opportuno non prenderne pur mantenendo ovviamente sacro il proprio pensiero. Mi spiego: ogni caso ha in sè una storia, un vissuto e non si può generalizzare e render standard il proprio pensiero verso chiunque intraprenda questa non semplice "traversata". Al di là che sia un disturbo, un capriccio, un modo di essere o. semplicemente, se stessi anche la scelta di cambiare sesso se giusta o meno va compresa profondamente nella propria vita, non a caso vi è un percorso, non semplice, da fare a partire dal creare armonia con se stessi fino ad arrivare al momento chirurgico (e qui un appello alle figura professionali predisposte affichè sino PROFESSIONALI, appunto). La cosa che più mi spaventa, oggi, è avvertire e sentire la profonda discriminazione (se non proprio razzismo) della nuova generazione, che io chiamo new entry, e mi spaventa non solo il fatto che siano discriminanti, quanto soprattutto il fatto che lo sono senza sapere cosa sia veramente la discriminazione, il razzismo... (che ne dite di studiare?!)! Vi assicuro che partecipare attivamente al sondaggio di una radio del mio territorio e scoprire i "fiori" che escon dalle bocche dei ragazzi mi ha provocato tre giorni di coliche. Che sia giusto oppure no, qualunque scelta va compresa nella propria vita, la cosa certa è che se io decido di piantare, ad esempio, una magnolia mi auguro di trovare le condizioni giuste affinchè la mia pianta cresca e si sviluppi bene e pacificamente. Di seguito riporto parte del diffcile percorso che un transessuale deve compiere tratto da www.benessere.com/sessuologia/arg00/cambiamento_sesso.htm , e lo faccioper un duplice scopo: il primo è che potrebbe esser d'aiuto per qualcuno, il secondo è informativo/di ammonizione. Secondo il Papa "l'uomo vuol farsi da solo, ma vive contro la verità", ma, caro Papa, qual è la verità? La Sua?

Il termine "transessuale" viene coniato nel 1949 dal dottor David Cauldwell, ma diventa di uso comune dopo la pubblicazione del libro “The transsexual phenomenon” (Il fenomeno transessuale) del dott. Harry Benjamin, edito nel 1966, che diventa ben presto un testo di studio universitario, in quanto è il primo a trattare la transessualità con un approccio anche terapeutico.
La persona transessuale, per la scienza medica odierna, soffre di "Disturbo dell'Identità di Genere" (D.I.G.), patologia psichiatrica secondo il DSM IV edizione, ovvero il Manuale di Classificazione dei Disturbi Mentali, redatto dall'Associazione Americana degli Psichiatri, ed anche secondo l'ICD 10 edizione a cura dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), in questo caso sotto il nome di "Disforia di Genere". L’identità di genere è una delle componenti fondamentali del processo di costruzione dell’identità. Il termine, coniato da Money e Ehrhardt (1972), si riferisce al vissuto di appartenenza ad un genere o all’altro, maschile o femminile, o in modo ambivalente ad entrambi. Tale appartenenza può esprimersi quindi con vissuti e comportamenti corrispondenti o non corrispondenti al sesso biologico. Il soggetto può vivere la non corrispondenza in modo ambiguo, ambivalente o lineare al punto da non riconoscersi appartenente al proprio sesso biologico e/o riconoscersi e desiderare di appartenere all’altro sesso. Ciò che differenzia la persona transessuale dagli altri è, però, il desiderio profondo ed incoercibile di modificare alcune caratteristiche corporee e di cambiare i propri dati anagrafici (nome proprio e sesso anagrafico alla nascita) adeguandoli al genere cui sente di appartenere in modo definitivo.
I dati del famoso rapporto Kinsey evidenziarono, su un campione di ventimila soggetti, un’incidenza dell’omosessualità del 10% e che almeno il 37% della popolazione maschile e il 13% di quella femminile aveva avuto qualche esperienza omosessuale tra la pubertà e la vecchiaia: a fronte di queste cifre la dicotomia omosessualità ed eterosessualità ha poco senso. La conclusione a cui si giunge è che l’omosessualità e l’eterosessualità funzionano sessualmente allo stesso modo e possono sviluppare le stesse disfunzioni sessuali. Una prima distinzione deve essere fatta tra transessualismo “Primario” cioè esistente fin dalla fanciullezza e “Secondario” cioè che compare in epoca post-puberale. È inoltre importante differenziare i disturbi dell’identità di genere, dall’omosessualità , dal travestitismo , dal feticismo, dal travestitismo e dalla bisessualità.
Nell’omosessualità l’individuo, pur manifestando comportamenti caratteristici del sesso opposto, non ha il desiderio né la convinzione di appartenere al sesso opposto né ha alcuna intenzione di intervenire per modificare i propri caratteri ed attributi sessuali. Su invito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel 1974 i membri dell’American Psychiatric Association (A.P.A.) hanno deciso di eliminare l’omosessualità dall’elenco dei disordini mentali e tale termine è stato eliminato anche dal Manuale Diagnostico e Statistico dei disordini Mentali a partire dalla terza edizione (DSM III, 1980).
Nel travestitismo o transvestismo non vi è alcun serio tentativo di acquisire identità o comportamento del sesso opposto, ma solo il piacere di apparire come persona dell’altro sesso.
Ancora diverso è il feticismo da travestimento in cui un individuo, solitamente maschio, prova eccitazione sessuale in un rapporto eterosessuale manipolando o indossando indumenti tipici dell’altro sesso e limitandosi esclusivamente a tali situazioni. In questo caso, quindi, l’uomo non sta cercando una persona dello stesso sesso, non è quindi omosessuale (ma può essere bisessuale) e, contrariamente al transessuale, sente come “congruente” la sua sessualità con quella derivante dalla sua anatomia; il travestirsi, insomma, è messo in atto al solo scopo di procurarsi eccitazione sessuale.
La bisessualità , infine, è intesa come un complesso delle caratteristiche personali e dei fenomeni relativi alla scelta di vivere relazioni affettive, di intimità e sessuali con partner sia del proprio che dell’altro sesso biologico. La bisessualità non coinvolge l’identità di genere; la persona vive in modo soddisfacente la propria appartenenza al genere maschile o femminile e non ha alcuna intenzione di intervenire per modificare i propri caratteri e attributi sessuali.
In Italia oggi si contano circa 2.000 transessuali, cioè uomini e donne infelici di appartenere al sesso donatogli geneticamente, ossia circa 1 uomo su 40.000 e 1 donna su 50.000. Si tratta di persone del tutto normali sotto il profilo biologico ed anatomico, ma che vivono con la convinzione di appartenere al sesso opposto. In genere, si definiscono “prigionieri in un corpo sbagliato”. Cercando nel passato il primo caso ufficiale di transessualismo vediamo che questo fu descritto da Frankel nel 1853, anche se si aspettò fino al 1949 perché entrasse in uso il termine “transessuale”. In seguito il termine fu ripreso da Benjamin nel 1953 ed ampliato successivamente nel suo trattato “Il fenomeno transessuale” del 1966, con il quale indicò una sindrome quasi sconosciuta, distinta da altri disturbi dell’orientamento sessuale. Solo nel 1971, quindi, Laub e Fisk introdussero il termine “disforia di genere” che si riferiva a tutti i soggetti con problemi legati all’identità sessuale. Da un punto di vista psicologico questi soggetti riferiscono di prendere coscienza del disagio durante il periodo dell’adolescenza, e con la presa di coscienza, in genere, iniziano anche i conflitti interiori e con i genitori, ancor prima che con il mondo esterno. In genere è con la comparsa dei caratteri sessuali secondari che il soggetto inizia a nascondere i propri istinti, trovandosi di fronte alla drammatica certezza della differenza tra identità somatica e quella psicologica. La tendenza in queste persone è di usare abbigliamento diverso da quello della propria appartenenza sessuale anagrafica (indossando i vestiti e le scarpe della mamma o del papà) e svolgere attività consone non all’identità genetica, ma a quella sentita, provocando spesso alterazioni dello sviluppo della personalità e generando vissuti di autosvalutazione, ansia ed infine depressione.
Al di là di ogni classificazione la “disforia di genere” comunque non si presenta in modo unitario per tutti, ma relativamente alla propria storia di vita, al proprio contesto familiare ed al proprio vissuto. Ciò che spesso però accomuna i soggetti è un iter di sofferenza psichica, emarginazione e di estenuanti attese burocratiche.
La legislazione in materia
Ad oggi, in Italia, il cambiamento di sesso è regolamentato da un'apposita legge. "Il Tribunale, quando risulta necessario un adeguamento dei caratteri sessuali da realizzare mediante trattamento medico-chirurgico, lo autorizza con sentenza.", art.3 della legge n.164 del 1982. La Ri-attribuzione chirurgica di sesso (RCS) o "Sex Reassignment Surgery-SRS", deve essere autorizzata con sentenza in quanto comporta l’asportazione degli organi della riproduzione che, in assenza di patologie organiche che la giustifichino, è vietata nell’ordinamento giuridico italiano perché lesiva dell’integrità della persona. La domanda deve essere presentata al Presidente del Tribunale di residenza il quale a sua volta designa il giudice istruttore. Quando la persona presenta al Tribunale di residenza domanda di "rettificazione di attribuzione di sesso", secondo la legge 164/82, il giudice istruttore può disporre una "consulenza intesa ad accertare le condizioni psico-sessuali dell’interessato" (art. 2, comma 4ä). Il Giudice può quindi nominare un consulente tecnico d’ufficio (C.T.U.) che effettua alcuni incontri con la persona che ha richiesto la rettificazione e svolge una serie di indagini per rispondere ad uno o più quesiti posti dal giudice, nei tempi stabiliti dal Tribunale. Al termine del lavoro il C.T.U. prepara una relazione (generalmente scritta) in cui riporta i risultati delle attività svolte e risponde ai quesiti posti dal giudice. La persona che ha richiesto la rettificazione, al momento della nomina del consulente tecnico d’ufficio, può a sua volta scegliere un proprio consulente tecnico di parte (C.T.P.), che dopo aver ottenuto il permesso dal giudice, assiste alle operazioni peritali, partecipa alle udienze ed è ammesso alla Camera di consiglio con funzione di sostegno delle esigenze del richiedente. Pur non specificato dalla legge 164/82, l’iter psicologico è ritenuto essenziale dalle strutture nazionali che hanno approvato e recepito gli Standard italiani sui percorsi di adeguamento dell’Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere e dalle maggiori organizzazioni internazionali tra cui The Harry Benjamin International Gender Dysphoria Association Inc.-HBIGDA. Questa fase del percorso psicologico prevede colloqui psicologici e test finalizzati a raccogliere la storia della persona e a delinearne il profilo psicologico. La relazione risultante dall’elaborazione dei dati derivanti dalle consultazioni, dagli accertamenti di laboratorio e dai test psicologici è oggetto di valutazione interdisciplinare di eleggibilità nell’iter psicofisiologico di adeguamento e viene consegnata all’utente con il quale si concorda un percorso individualizzato che corrisponda alle sue effettive esigenze. Il cambiamento può avvenire già in precedenza, in parte anche mediante la terapia endocrinologica (somministrazione di ormoni) per la quale, come ribadito dal Tribunale ordinario di Torino (sentenza n.6673 - 06/10/1997), non è necessaria l’autorizzazione. La terapia ormonale deve avvenire comunque secondo le procedure previste dagli Standard per il percorso di adeguamento di sesso adottati dall’Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere. Gli effetti della terapia ormonale da una parte possono procurare sollievo e dall’altra possono, però, procurare scompensi anche gravi negli organi deputati al loro metabolismo (ad esempio, al fegato). D’altra parte i cambiamenti somatici, pur tanto desiderati, non creano quel benessere immaginato se la persona non è sostenuta in un processo di elaborazione e assimilazione profonda non solo dei cambiamenti stessi, ma anche del nuovo stile di vita che inevitabilmente essi comportano. Nell’adeguamento Femmina-Maschio (FtM) entrambi gli obiettivi possono essere ottenuti con l’uso del solo ormone mascolinizzante (testosterone), mentre nell’adeguamento Maschio-Femmina (MtF) è quasi sempre necessario unire agli estrogeni femminilizzanti almeno un farmaco antiandroginico. La legge n.164/1982 regola anche ciò che viene definito come "rettificazione di attribuzione di sesso" che avviene con la modifica dei dati personali, nome proprio e sesso attribuito alla nascita, nei registri dell’anagrafe a cui si è iscritti. L’ufficiale di stato civile effettua la rettifica su ordinanza del Tribunale dopo che quest’ultimo ha l’avvenuto adeguamento medico-chirurgico dei caratteri sessuali. La variazione risulta solo nell’atto di nascita integrale. Tutti gli altri certificati, usualmente richiesti per concorsi, passaporto etc..., riportano esclusivamente i nuovi dati personali. L’iter consiste, secondo le linee guida dell’ONIG, nella sorveglianza per 6 mesi dell’individuo (facoltativo in altri paesi), durante il quale dovrà sottoporsi a colloqui di indagine psichiatrica ed indagini ormonali. L’indagine psichiatrica serve per la valutazione dell’assenza o dell’eventuale presenza di patologie psichiatriche. A questi seguirà un anno di “test di vitra reale” , così definita, durante il quale vengono somministrati gli ormoni. Va specificato che anche se si inizia il percorso sancito dalla legge, il Servizio Sanitario Nazionale non dispensa i suddetti farmaci. Qualora saranno ritenuti necessari dal giudice istruttore, saranno richiesti anche la perizia, del consulente tecnico d’ufficio e del consulente tecnico di parte.
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Percorso medico chirurgico
L’iter chirurgico maschio-femmina (MtF) consiste in vari interventi chirurgici iniziando, in genere, da una mammoplastica additiva. Quest’intervento può essere effettuato per integrare l’azione della terapia ormonale molto spesso insoddisfacente in quanto quest’ultima, pur influenzandone il volume, non permette di ottenere un aumento della dimensione della mammella soddisfacente per la persona. La mammoplastica additiva è un intervento che prevede l’introduzione di una protesi (in genere un involucro che contiene un gel di silicone) attraverso un’incisione effettuata nella piega sottomammaria o nella zona periareolare o nella zona ascellare, nei punti dove si nota meno la cicatrice che è, di solito, di 3 o 4 centimetri. Attraverso questa incisione, la protesi viene introdotta dietro la ghiandola mammaria o alcune volte, se necessario, dietro il muscolo pettorale. Segue, in genere, la vaginoplastica che consta di due fasi: demolitiva e ricostruttiva . La fase demolitiva prevede l’asportazione degli organi genitali originari (castrazione): testicoli, epididimo e funicolo, corpi cavernosi, uretra peniena. Nella fase ricostruttiva la pelle del pene viene introflessa a "dito di guanto" per foderare una neo-cavità ricavata tra retto e vescica. Una porzione del glande viene conservata per costruire un clitoride che conservi sensibilità erogena specifica e permetta nel 70-80 % dei casi di avere una buona sensibilità erotica durante i rapporti sessuali. Per questo scopo, la piccola parte del glande viene isolata mantenendo il collegamento con i nervi, le arterie e le vene che assicurano sensibilità e nutrimento. Si effettua anche l’asportazione della parte distale dell’uretra e del corpo spongioso che l’avvolge perché quest’ultimo non crei disturbo durante i rapporti sessuali. Per ultimo si modella la vulva, le grandi e piccole labbra e il monte di venere per ottenere una forma più simile possibile al corrispondente organo femminile. Questo modellamento della parte esterna è possibile, in questa prima fase, solo parzialmente per non compromettere la vitalità dei lembi. Seguono in genere altri brevi interventi di modellamento che spesso vengono effettuati in un secondo tempo in ambulatorio in anestesia locale. L’intervento di vaginoplastica dura solitamente quattro/cinque ore e richiede una degenza media di dieci, quindici giorni. Alla fine dell’intervento viene introdotto un conformatore vaginale elastico (o tutor) a forma di palloncino o di fallo che deve essere tenuto in sede con molta attenzione quasi continuamente per i primi 15 giorni e, poi per circa sei mesi, durante la notte e per mezz’ora, due o tre volte al giorno. L’uso può variare caso per caso, ma è indispensabile osservare scrupolosamente le prescrizioni per evitare la tendenza naturale dei tessuti a ridurre il diametro e la profondità della neo-cavità. I rapporti sessuali possono essere ripresi mediamente dopo due mesi. In genere sono soddisfacenti, se non si sono verificate complicanze rilevanti e nel 70-80% dei casi permettono il raggiungimento dell’orgasmo. Ulteriori interventi consistono nella riduzione del pomo d’adamo ed eliminazione della barba con elettrolisi (ago) o Laser. Ancora, si può ricorrere anche all’asportazione delle ultime due costole per donare una forma più sinuosa al giro vita.
L’iter chirurgico femmina-maschio (FtM) è più complicato e più lungo. Esso consiste in una prima fase di Adenectomia sottocutanea con una riduzione del volume mammario che si avvia già con una buona terapia ormonale. Questa riduzione, tuttavia, nella quasi totalità dei casi, non è sufficiente a conferire al torace un aspetto maschile. Si ricorre allora all’asportazione chirurgica della ghiandola mammaria e della cute eccedente, alla riduzione dell’areola e del volume del capezzolo. Le tecniche chirurgiche che possono essere impiegate sono varie. Generalmente viene effettuata l’incisione periareolare che permette sia di ridurre il diametro dell’areola sia di accedere all’interno della mammella per asportare completamente la ghiandola e ridurre in parte anche la pelle circostante. Residua così una sola cicatrice intorno all’areola pur determinandosi un "arricciamento" della pelle eccedente intorno alla cicatrice periareolare che, in genere, tende spontaneamente, nel giro di tre o quattro mesi, a distendersi. Spesso è necessario anche un altro intervento per migliorare l’aspetto estetico dell’areola. Questa tecnica ha il vantaggio di non lasciare altre cicatrici all’infuori di quella periareolare. Altri metodi consentono anche di asportare inizialmente maggiori quantità di pelle, ma tali metodi lasciano cicatrici molto evidenti, tipiche delle mammoplastiche riduttive. Per questo motivo spesso si ritiene più conveniente effettuare due o più interventi pur di ottenere alla fine un buon risultato con la sola cicatrice periareolare. Il primo intervento richiede due o tre giorni di ricovero e non è doloroso. Il secondo è in genere effettuato in anestesia locale e in regime ambulatoriale. Segue poi l’Istero–annessectomia con un unico intervento chirurgico di asportazione di utero e ovaie. La vagina, in genere, non viene rimossa perché la sua asportazione complica e prolunga la durata dell’intervento, comportando sempre una ingente perdita di sangue con conseguenti necessarie emotrasfusioni. D’altra parte la vagina tende a ridursi spontaneamente e, se richiesto, può essere asportata successivamente. La Falloplastica è un intervento opzionale che non tutte le persone con Disturbo dell'Identità di Genere vogliono effettuare. Differenti metodi chirurgici permettono di perseguire differenti obiettivi ma comportano anche conseguenze e rischi differenti e non sempre ben valutabili a priori. Per questo motivo è di grande importanza un chiaro confronto tra la persona e il chirurgo scelto.
Più specificatamente è possibile ottenere con la Falloplastica:
una funzione estetica con la realizzazione di un organo di forma cilindrica simile al pene (autotrapianto in sede pubica di tessuti presi da altra parte del proprio corpo con cui modellare il fallo).
una funzione urinaria con costruzione di neouretra che permetta la fuoriuscita dell’urina all’apice dell’organo costruito.
una funzione sessuale con l’inserimento nel fallo di una protesi del tipo di quelle usate per l’impotenza con possibilità di rendere rigido l’organo costruito e idoneo a rapporti sessuali con penetrazione.
I metodi di costruzione del fallo sono molti. Quello che viene utilizzato, in genere con buoni risultati sia sul piano estetico che sul piano funzionale, prevede l’impiego di un lembo tubulato dell’avambraccio che viene trapiantato nella regione inguinale. Questo tipo di falloplastica comporta due diversi momenti operatori. Il primo consiste nella preparazione del lembo dell’avambraccio, il secondo nel trasferimento del lembo dell’avambraccio con tutti i vasi che lo nutrono ed il trapianto in regione soprapubica con un intervento di microchirurgia che in genere dura dalle 8 alle 12 ore. Le arterie, le vene e i nervi di tale lembo vengono collegati ai vasi e ai nervi della regione inguinale per assicurare nutrimento e una certa sensibilità anche se esclusivamente di tipo tattile (capacità di sentirsi toccare). La specifica sensibilità erogena, presente nel clitoride, viene mantenuta lasciando questa struttura nella sede originaria, alla base del neofallo costruito. La Meataoidoplastica permette di valorizzare al massimo le modificazioni ottenute sul clitoride con la terapia ormonale. Questa determina infatti una ipertrofia che lo rende simile ad un piccolo fallo che in certi casi permette di raggiungere la lunghezza di 5-7 centimetri durante l’erezione. L’intervento consiste nella costruzione di una neouretra tra il meato originario e l’apice del piccolo glande con una tecnica simile a quella usata per la cura dell’ipospadia. L’uretroplastica consente la minzione in stazione eretta. Piccoli allungamenti del neofallo sono possibili mediante liberazione dei corpi cavernosi e rimozione del grasso soprapubico. Questo intervento ha il vantaggio di realizzare un neofallo di forma molto naturale e di sensibilità inalterata ma di dimensioni ridotte e non adeguate alla penetrazione. Altro metodo è la falloplastica con lembo soprapubico . Questa prevede la costruzione del neofallo mediante un lembo a base inferiore di tessuto cutaneo e sottocutaneo, prelevato dalla regione soprapubica e ripiegato su se stesso a forma di tubo. Le dimensioni del neofallo sono condizionate dalla quantità di tessuto utilizzabile e quindi maggiore nelle persone più obese. Tale tecnica non è realizzabile in presenza di cicatrici addominali preesistenti che possono comprometterne la vitalità e per questo motivo è opportuno una programmazione prima di altri interventi ed in particolare della isterectomia che può essere comunque programmata contemporaneamente alla falloplastica. Quando richiesto può essere effettuata, nello stesso tempo, la costruzione del canale uretrale dalla base fino all’apice del fallo con un lembo di cute prelevato dalla regione sopraclitoridea e dalle piccole labbra. La perdita di sostanza sovrapubica viene riparata facendo scorrere verso il basso la cute dell’addome come per una addominoplastica. La cicatrice residua è trasversale sovrapubica e rimane coperta dagli slip. Con un secondo intervento si costruisce il tratto intermedio dell’uretra e si realizza la continuità del condotto dall’orifizio originale fino a quello precedentemente costruito alla base del pene. In questa fase il clitoride viene mimetizzato all’interno del canale uretrale in modo da renderlo poco visibile pur mantenendone la caratteristica sensibilità erogena specifica. Anche in questo caso l’inserzione di una protesi per ottenere una rigidità viene rinviata ad un altro intervento e presenta le stesse caratteristiche ed inconvenienti riscontrabili nella già descritta falloplastica con lembo antibrachiale. I vantaggi di questa metodica consistono nella semplicità di esecuzione, nella minore durata dell’intervento, nella più frequente possibilità di eseguire contemporaneamente isterectomia e falloplastica. Le limitazioni sono dovute ad eventuale scarsità di tessuto sovrapubico, alla presenza di cicatrici che possono compromettere la vitalità del lembo. talora alle dimensioni del fallo più ridotte rispetto a quelle ottenibili con altre tecniche. Infine c’è la Scrotoplastica , un intervento abbastanza semplice che si realizza con l’introduzione di due protesi testicolari di forma, dimensioni e consistenza simili a quelle di un testicolo, in genere all’interno di cavità ricavate nelle grandi labbra.
L’origine del "Disturbo dell'Identità di Genere" non è ancora stato definito con chiarezza, benché siano state fatte, sono e saranno fatte molte ricerche scientifiche al riguardo. Ciò che è certo è che considerare oggi il transessualismo un disturbo psichiatrico originato esclusivamente da un’educazione sbagliata dei genitori, come è stato troppo spesso fatto in passato, è errato e dannoso. Alle cause psicologiche, ambientali e familiari, concorrono infatti cause biologiche non più confutabili. Studi sul cervello umano in questi soggetti hanno già dimostrato che questi soggetti presentano strutture cerebrali più simili a quelle del genere psichico di appartenenza che a quello fisico. Una teoria che incontra un certo successo tra gli studiosi fa ricondurre il "Disturbo dell'Identità di Genere" ad una anomala azione degli ormoni materni durante la gravidanza. Una ricerca avanzata e completa sui cromosomi e sui geni consentirà quindi con tutta probabilità, in futuro, di dare delle risposte definitive alle tante domande che ancora oggi ci poniamo sull’argomento.
Suggeriamo a chi vuole approfondire il problema la lettura dei seguenti articoli:
Transessualismo
www.benessere.com/sessuologia/arg00/trans.htm
CAMBIAMENTO SESSO

19/dic/2008



...e che a partire dal nuovo anno ognuno raggiunga la felicità assoluta.

11/dic/2008

SONDAGGIO

Secondo un rapporto Fao, rispetto al 2007 ci sono 40 milioni in più di persone che soffrono la fame nel mondo; per esser precisi quest'anno sono ben 963 milioni di persone e la causa sarebbe l'aumento dei prezzi alimentari. Ok, questo è corretto, ma che ne dite se all'aumento dei prezzi alimentari ci aggiungiamo una "bella" carenza di lavoro??? Personalmente, sono sempre stato dell'avviso che non è vero che il lavoro manca e il mio curriculum ne è testimone, perchè occorre un grande spirito di adattamento per esser pronti a fare qualunque tipo di lavoro, purchè onesto e dignitoso; e come dice sempre mia madre:"il lavoro non è vergogna!". Ogni cosa è temporanea, quindi è importante fare pù esperienze possibili; io, ad esempio, (e qui mi racconto un po') sono vincitore di ben due cattadre per l'insegnamento nelle scuole Primarie, ma non per questo, negli anni, sono stato seduto o beatamente a poltrire in attesa che la Scuola mi chiamasse. Ho sempre lavorato e la mia esperienza spazia dal lavapiatti al barman, dal cameriere all'aiutante cuoco, e tutto ciò che io pensavo (e penso ancora) era il mio desiderio di autonomia, alla necessità di alzarmi al mattino felice di sentirmi socialmente utile e produttivo. Ora, semmai, il problema non è la carenza di lavoro, ma il modo di lavorare perchè è chiaro che ci sono datori di lavoro che sfruttano, pagano male, hanno poco rispetto del lavoratore pretendendo orari assurdi a cui io, per necessità, mi sono sempre "piegato" pur di avere la possibilità di avere il "mio" stipendio a fine mese (quando arrivava).
Perciò vi chiedo a titolo di favore, di aprire un sondaggio sull'argomento facendo anche il passaparola per questa mia pagina di diario rispondendo, così, a queste domande:
  1. CHE RAPPORTO ESISTE FRA I GIOVANI ED IL LAVORO?
  2. IN CHE MODO CERCHIAMO LAVORO?
  3. C'E' IL LAVORO?
  4. COSA SIGNIFICA LAVORARE?
  5. COS'E' IL LAVORO?
  6. COSA VOGLIO FARE "DA GRANDE"?
  7. STO PROGETTANDO LA MIA VITA LAVORATIVA?
  8. IN CHE MODO?
Vi aspetto numerosi, anche perchè sarebbe bene iniziare a fare un po' di chiarezza sull'argomento. Ricordo, a chi ancora non ha dimestichezza con blogger che in basso ad ogni articolo compare la scritta "0 commenti" ed è proprio lì che dovrete cliccare per rispondere al sondaggio.
Un abbraccio come sempre, Remo

07/dic/2008

ALLARME QUALITA' DELLA VITA

Sfogliando La Repubblica mi accorgo che "In Italia si sta peggio". Cliccate il link sottostante e sorprendetevi :-)
Remo

24/nov/2008

A PROPOSITO DI VIOLENZA

Oggi, a pranzo, guardavo il tg; mi sono distratto un attimo e le mie orecchie hanno sentito parlare ancora di violenza sulle donne! Assurdo! 2008: violenza sulle donne, pratiche di violenza sugli animali, omicidi... dove ancora si arriverà!? Maschi, uomini, maschilisti, femminisiti...tutto questo per me non ha alcuna importanza, etichette stupide che vanno sicuramente contro il valore ed il rispetto del genere umano. Dovremmo, a mio avviso, soffermarci un po' di più a pensare che etichettiamo ormai ogni cosa, come se tutto fosse paragonabile ad una bottiglia di vino; non credete? Non ha senso parlare neanche di omosessualità ed eterosessualità perchè sono etichette anche queste, anche perchè sarebbe come asserire l'ipotesi per cui a chiunque interessa sapere con chi va a letto il proprio vicino di casa. Non è anche l'etichetta una forma di violenza all'intelligenza del genere umano? Credo sia arrivata l'ora di SMETTERLA VERAMENTE perchè il mondo non ce la fa più a sopportare tutte queste angherie, queste ipocrisie, queste calunnie ed atti osceni, violenti ed offensivi. Per questo, chiedo di contare fino a dieci prima di parlare, di ascoltare un po' di più se stessi, di valorizzarci e valorizzare il mondo in cui viviamo a partire dall'eliminizazione totale di etichette ed etichettature. SELF CONTROL, please...!!!
Per quanto mi riguarda, amo così tanto il mondo, la gente... che non me ne frega assolutamente nulla di fermarmi a leggere o ascoltare stupidate etichettate; io amo la diversità, l'arricchimento culturale ed etico-morale, questo mi rende felice non il ricambiare la guerra con la guerra, oppure classificare gli uomini per eterosessuali, omosessuali, bisessuali, ecc..., o ancora avvertire incoerenza ed ipocrita violenza.
A presto

Remo

22/nov/2008

WEB ESPOSITION 2008

Sono lieto di condividere con voi tutti la mia prima personale di pittura sul web inauguratasi il 21 novembre 2008 e che terminerà il 21 dicembre 2008. La web esposition racchiude opere forminformali, tipiche della mia pittura, ed ha l'obiettivo a carattere multimediale di permettere a chiunque di partecipare ad una mia personale di pittura utilizzando, semplicemente, una scatola magica (computer), ed un collegamento ad internet; il tutto comodamente dal proprio divano! Innovazione? Non so! Ma certamente offro la possibilità a tutti di accedervi nonostante il caos quotidiano, perchè è aperta 24h su 24h e gravita nel web. Web esposition 2008 comprende l'esposizione di opere ed installazioni ovviamente "non a cavalletto", bensì retti "dalla rete", dai vostri sguardi, dalle vostre emozioni che nascono dall'osservazione che spero mi comunicherete scrivendo al mio indirizzo e-mai: remobevilacqua@gmail.com.

Un abbraccio, come sempre

Remo